Cenni storici

E’ incerto l’anno della sua costruzione. Il primo documento che parla della chiesa di San Restituto è la bolla di Cuniberto, vescovo di Torino, che risale al 1065, data discussa.

Il territorio di Sauze di Cesana appartenne al regno di Borgogna marca Arduinica Delfinato che, anche per mancanza di eredi, confluì nel 1349, con un trattato, nel regno di Francia.

Varie parti del Delfinato furono contese per secoli dai Savoia; con il trattato di Utrecht del 1713 tutti i territori “al di qua dei monti” passarono definitivamente sotto il loro dominio.

Dal punto di vista della giurisdizione ecclesiastica cattolica il territorio rientra nella diocesi di Torino fino al VI secolo, quando, per iniziativa del re Gontran di Borgogna viene creata la diocesi di Maurienne che estende la sua giurisdizione fino a Susa. Nella prima parte del secolo XI il territorio è descritto come inserito nella diocesi di Torino; dal 1774 nella diocesi di Pinerolo e dal 1772 – con decorrenza effettiva nel 1797 – nella diocesi di Susa. 

Nel periodo delle guerre di religione San Restituto fu talvolta adibita a edificio per difesa e uso militare. Nel 1574 gli scontri tra cattolici e protestanti causarono gravi danni alla chiesa. Nel giugno 1692 subì un saccheggio. ( prosegui) 
Nel 1962 Sauze di Cesana subì un gravissimo incendio che distrusse molte abitazioni. Fu un evento di enormi proporzioni che provocò la distruzione stessa della comunità che per la maggior parte si disperse nei luoghi già noti della diaspora a Torino e nel sud della Francia.

Circostanze particolari portarono alla distruzione radicale del paese.

Nella popolazione ci fu sempre un certo pudore nel rievocare i giorni dell’incendio cosi che dopo la commozione iniziale che portò in loco quattordici case ricovero nessuno ebbe cura di ricostruire quei giorni.

Solo nel 2012 nel cinquantesimo anniversario la parrocchia curò un numero speciale del Bollettino parrocchiale come particolare pubblicazione. Non tanto per ricuperare la nuda memoria storica ma gli elementi positivi che nonostante tutto erano rimasti dal punto di vista umano come speranza di futuro. Vedi “Dalla memoria alla speranza a cinquant’anni dall’incendio del 14 luglio1962.

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